note tecniche di fine stagione

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nella foto qui sopra uno sciame tardivo

Cari apicoltori, siamo giunti a fine stagione, una stagione fuori dal comune che tutti probabilmente abbiamo catalogato come Annus horribilis.

E’ stata un’annata particolarmente ostile per l’apicoltura, salvo rari casi sparsi sul territorio.

Oggi vediamo i risultati, con le prime visite di invernamento, del trattamento estivo ma non solo.

Livelli alti di infestazione di varroa difatti sono riconducibili non solo al precedente metodo utilizzato per combattere questo parassita ma bensì al numero di acari che avevamo in quel momento, in questo caso il numero di acari che avevamo quando a luglio/agosto abbiamo fatto il solito trattamento estivo. Avere un’infestazione alta nel momento del trattamento significa che devo tenere alta la mia attenzione anche per tutta la durata post trattamento poiché abbattere tutta la varroa presente negli alveari non è possibile, si puo’ e si deve tuttavia cercare di ridurre la sua presenza ad un numero che sia il piu’ basso possibile.

Sembra tuttavia che quest’anno ci siano dei co-fattori non proprio chiari che hanno contribuito a tenere molto alto questo livello già con l’inizio della primavera. La realtà dei fatti è che in una situazione come questa i nostri protocolli saltano e le sicurezze vacillano. Quest’anno alcuni apicoltori che hanno effettuato il blocco di covata delle regine, su famiglie già provate dai virus veicolati dalla varroa nonché dall’azione della varroa stessa, si sono ritrovati senza api nel momento del trattamento ( sciamature tardive) oppure con famiglie talmente debilitate che il trattamento stesso ha decimato la popolazione degli alveari (anche i trattamenti incidono sulla durata della vita delle api).

Questo è successo perché siamo arrivati a metà luglio, momento dell’ingabbiamento, con un livello troppo alto. Le nuove operaie nate, che solitamente “traghettavano” l’alveare per tutto l’ingabbio, erano già compromesse dalla varroa e dalle virosi associate alla sua azione, quest’anno particolarmente aggressiva.

Guardiamo al presente e cerchiamo di invernare le api al meglio. Chi ha avuto infestazioni o morie elevate dovrebbe intervenire subito con acaricidi in strisce come Apivar in attesa del trattamento gocciolato con Apibioxal che si effettuerà in completa assenza di covata.

In alternativa si potrebbe effettuare il trattamento gocciolato con Apibioxal in assenza di covata, presumibilmente a metà novembre, e successivamente (una decina di giorni) inserire Apivar oppure effettuare dei cicli di Apibioxal sublimato.

Parentesi eventuale ingabbio autunno/invernale

Stiamo testando delle soluzioni utili a tutti gli apicoltori che si sentono di ingabbiare le regine anche di inverno, consapevoli che il clima sta andando in una direzione verso cui la sospensione invernale della deposizione della regina potrebbe non avvenire.

I risultati sembrano essere validi, rappresentando un importante aiuto per garantire che il trattamento autunno/invernale sia fatto in completa assenza di covata (come in passato è sempre avvenuto naturalmente) e quindi con efficacia massima, utilizzando una gabbia come la Var Control o la Mega.

Riporto un esempio di protocollo per l’uscita all’inverno:

–         stecca porta favo o telaino nudo senza cera, gabbia appesa libera di scorrere in modo da centrare al meglio il cuore del glomere e la stessa stecca posizionata la centro del glomere stesso, creando quindi uno spazio vuoto della dimensione di un telaino

–         ingabbio della regina (gabbia Var control) entro la fine di ottobre (sarebbe auspicabile avere sì covata ma solo opercolata al momento del’ingabbio). La gabbia va posizionata tra due telai di covata.

–         trattamento con Apibioxal con glicerolo, dopo circa 25 giorni avendo cura di NON sgocciolare la gabbia.

–         Liberazione della regina dopo un mese dal trattamento

–         Metà gennaio Apivar fino a fine febbraio

A seguire abbiamo riassunto i punti chiave di questa scelta.

1. Facilità di ricerca regina

Verso la fine di ottobre la covata è molto ridotta e la regina è facile da individuare pero’ è molto rapida perché smagrita, attenzione!.

2. Longevità api svernanti

La vitellogenina consente  alle api di superare i mesi invernali in cui non c’è apporto di polline. E’ molto importante per longevità delle api dunque nei mesi in cui il ricambio di api giovani è praticamente nullo.

*La vitellogenina, classificata come glico-lipo-proteina, svolge diverse funzioni: oltre che di riserva proteica accumulata all’interno dell’ape, contribuisce a produrre pappa reale, partecipa al sistema immunitario e quella di prolungare la vita della regina e delle operaie eliminando i danni da stress ossidativo.

Non essendoci covata da accudire, la produzione di pappa reale è assente e la vita media dell’ape non viene compromessa da stress inutili.

3. Stress ridotto alveare

Vado ad ingabbiare la regina in un periodo dell’anno dove la deposizione è ridotta al minimo.  Quelle piccole rose di covata autunno invernali sono non solo un dispendio di energia per le nostre famiglie ma un grosso regalo alla varroa che continua a moltiplicarsi. Ricordiamoci inoltre che, in presenza di problemi sanitari, le api sono portate a mantenere la covata e questo aggrava la situazione.

4. Vuoto sanitario

Un mese abbondante senza covata quindi di vuoto sanitario penso sia favorevole alla sanità delle nostre famiglie, quello che succedeva un tempo, cosa che ancora si verifica negli apiari di montagna.

5. Ripresa della covata

Come ricorderete, nel convegno che abbiamo organizzato con il Dott. Besomi sulle temperature interne dell’arnia, il trattamento con Apibioxal gocciolato puo’ innescare riprese di deposizione da parte della regina dovuto probabilmente all’aumento di temperatura interna al glomere, con cause collegate al trattamento stesso. L’ingabbio della regina ci consente di scongiurare che il nostro intervento con Apibioxal gocciolato sia causa di una ripresa indesiderata di deposizione a fine novembre.

Dott. Francesco Legnani – tecnico apistico Apacl